Eccomi qui, non mi sono dimenticata di scrivere questo racconto! Anzi…

E’ stata una settimana strana, i primi giorni a casa, dopo il tour, non sono stai semplici…questo cammino è stato un bello stacco dalla vita di tutti i giorni, un’esperienza molto bella e anche faticosa…ma infinitamente magica… e la testa ci sta mettendo un pò a riprendere i ritmi!

Programmare è importante ma vivere direttamente un viaggio a tappe è un’altra cosa, entri in contatto con tanti fattori, esci dalla sfera della sicurezza e devi essere pronto ad adattarti a tutto! Ma questo è il bello…

Nel Tour del Monte Bianco non si arriva a dislivelli esagerati, il punto più alto è di circa 2.700 mt ma sei ad un passo dai ghiacciai, cammini con la maestosità delle Montagne, attraversi tipici piccoli paesi di montagna, passi da 2,500 mt a 1,000 e poi risali su… è un continuo scoprire!

Giorno 1

Il primo giorno è stato molto lungo. Ci siamo svegliati alle 3.30 del mattino e alle 5.00 eravamo fuori in partenza con zaini e cani. Abbiamo fatto il tragitto in auto e l’abbiamo parcheggiata nei pressi di Courmayeur, nel parcheggio libero di una palestra, sotto le funivie. Se volete stare tranquilli al 100% mettetela a pagamento, oppure venite su in treno o pullman. A noi è andata bene e la macchina ci ha aspettati per 10 giorni :-)

La prima tappa del tour prevede di arrivare al Rifugio Bonatti, dove però non si può stare con le tende, noi volevamo andare oltre perchè il Rifugio Elena ci aveva concesso di poter stare fuori da loro con le tende, ma non ci siamo arrivati perchè all’ultimo ci hanno tolto la disponibilità. (Sorprese facili!)

Viaggiare in tenda in montagna è meraviglioso, bisogna però fare attenzione perchè sotto i 2.500 mt non si può campeggiare wild, se non in aree autorizzate… ma in qualche modo si fa sempre :-)

Il primo giorno ti fa entrare in contatto con una ambiente montano conosciuto, con i boschi, con i sentieri, con i primi Rifugi un pò più commerciali perchè vicini a Courmayeur, ma pur sempre bellissimi e poi ti accompagna dentro ad un paesaggio mozzafiato.

Una prima infinita salita ti mette alla prova…mette alla prova le gambe e la schiena per via dello Zaino che inizia a segnarti ovunque, inizia a prendere spazio e comodità sul tuo corpo. Arrivati al Rifugio Bertone si apre la vista sul Monte Bianco e lì ogni fatica inizia ad avere un senso :-)

E’ stata una giornata molto calda e abbiamo camminato tantissimo. La Val Ferret è davvero meravigliosa e ci siamo trovati lungo i suoi sentieri a mezzacosta in pieno tramonto… il sole scendeva e noi dovevamo trovare un nuovo posto per la tenda.

La prima notte abbiamo dormito in un Boschetto, vicini ad un fiume, grazie al consenso dello Chalet Val Ferret che mette a disposizione la sua pineta. Gli abbiamo chiesto consiglio e lui ci ha accolti subito. Lo fa in maniera personale, riservata e gratuita. E’ un buon punto di appoggio per noi viaggiatori in tenda ed è stata una bella sorpresa e  prima serata!

Giorno 2

Ogni giorno si impara qualcosa. Il primo risveglio sul Monte Bianco l’abbiamo vissuto con la pioggia, una pioggia che non ci avrebbe abbandonati per ben 4 giorni di fila. Ad ogni risveglio, la prima cosa da fare è sistemarsi lo zaino, chiudere la tenda prima che si lavi troppo, fare colazione e scappare. La tenda ha sempre la priorità!

Inoltre, meglio svegliarsi sempre presto, si cammina più tranquilli e si arriva prima nel pomeriggio in modo da potersi riposare e sistemare.

Il secondo giorno è stato impegnativo, soprattutto per i cani. Da una semplice pioggia e venuto un forte temporale e dopo il Rifugio Elena ha iniziato una lunga salita verso il confine Italia/Svizzera al Col Du Grand Ferret (2537 mt). Salita fatta con tuoni e vento. Sia noi che i cani eravamo ben organizzati per la pioggia ma comunque abbiamo camminato diverse ore. Non si vedeva molto del paesaggio, si capiva che eravamo in una vallata svizzera super ma eravamo concentrati ad arrivare alla nostra tappa e a riparare i cani.

La seconda tappa prevede di arrivare al La Fouly ma noi avevamo (fortunatamente) prenotato un posto prima all’ Auberge De La Peule a 2071 mt. Avremmo dormito nelle Yurta (tipica tenda indiana :-) ), molto particolari, un pò umide ma suggestive ed accoglienti.

E’ stato un bene. Siamo arrivati fradici ma siamo riusciti ad asciugarci, a riposare, a scaldarci nel rifugio, a mangiare e anche a fare la doccia (!!!!). Ho passato tutto il pomeriggio a leggere…. che meraviglia…

Giorno 3

La sera prima siamo andati a dormire molto presto. Io sono stata svegliata alle 4.00 dai suoni delle mucche, portate al pascolo davanti al Rifugio. Ho sonnecchiato fino alle 6.00 e poi mi sono alzata e sono uscita. C’era ancora un pò di pioggia e tanta foschia… Il tempo di svegliarci tutti e siamo partiti presto. Il terzo giorno abbiamo camminato tantissimo…

La Svizzera è molto carina e fortunatamente abbiamo avuto delle ore di sole. Abbiamo attraversato Valli, Paesi tipici svizzeri, ruscelli….

Partire presto è stato meraviglioso, c’era una luce tra gli alberi, c’era un fresco molto piacevole. Dopo una piccola pausa a La Fouly, siamo ripartiti alla volta di Champex . Il tratto finale di questa giornata è una bella salita con 400 mt di dislivello…non sono tanti..ma dopo una giornata intera a camminare e con la pioggia che si è rifatta viva non è stato divertente :-)

Prima di arrivare al campeggio ne abbiamo approfittato perchè in paese c’è un supermarket. Speravo di trovare molto di più e invece sono rimasta male di quante “schifezze” ci sono in vendita. Tanto tanto cibo liofilizzato, snack di ogni genere, pochissimo cibo “normale”. Ho optato per del riso basmati, verdure e ceci. Il classico!

Quella sera al campeggio Les Rocailles, in mezzo a cene a base di cibo liofilizzato c’è stato un piccolo show cooking italiano con i fornelletti mini da campeggio..i numeri :D ahahaha!!! Quella sera è stata anche molto bella, nonostante la pioggia, eravamo tutti riparati sotto una struttura di legno fatta per mangiare e abbiamo iniziato a fare amicizia con ragazzi, ragazze, coppie di ogni nazionalità, che avremmo ritrovato e riconosciuto anche in altre tappe. Lungo il percorso, il tour, è fatto di volti e paesaggi…

Giorno 4

Piove….tanto!!!

La pioggia demoralizza, non c’è dubbio! Ma non bisogna buttarsi giù, fa parte davvero dell’esperienza, anche se non vedi tutto il paesaggio e ti perdi qualcosa…impari altrettanto!

Al quarto giorno ormai lo zaino lo si compone ad occhi chiusi. Mi son vestita, ho preso i cani e li ho portati sotto la struttura di legno.  Ale e Fabrizio hanno smontato velocissimante le tente, le abbiamo sbattute e messe via (si sarebbero asciugate in un secondo momento). Colazione tutti insieme e… tutti insieme abbiamo aspettato il momento giusto per ripartire…

Direzione La Peuty! Nonostante la pioggia, il 4° giorno è stato uno dei miei preferiti…una di quelle giornate che mi rimarrà nel cuore… per il contatto umano!

In questa giornata non abbiamo potuto percorrere la deviazione che porta a La Fenetre D’Arpette a 2665 mt. Il tempo non era proprio dei migliori. Abbiamo optato per il percorso classico che comunque ci ha fatti sudare per bene sotto il poncho. Fortunatamente la pioggia ha calato un pò e abbiamo potuto affrontare la salitona di 700 mt di dislivello passo dopo passo con più tranquillità. Avevo un gran bel passo i primi giorni, poi le vesciche hanno fatto il loro ma…in ogni caso avevamo tutti un gran bel passo e anche in salita, con uno zaino che oscillava dai 13 ai 14 kg le mie gambine andavano!

Una salita che non finiva più, pochi km ma tanto dislivello…. ma quando arrivi in cima, la soddisfazione è sempre infinita…. dopo 3 ore di cammino, ci siamo trovati davanti, in mezzo alla foschia il Rifugio Bovine!!!!!! Spettacolo! Un piccolo rifugio in pietra, gestito da una famiglia che allevava tori e buoi… in un punto spettacolare del Tour, che ovviamente non abbiamo potuto ammirare al 100% ma che ci ha regalato un pranzo da sogno.

Eravamo infreddoliti, siamo entrati in una cucina spartana ma calda, tanto calda, con una tavolo pieno di dolci e una zuppa di verdure nel pentolone. Un pranzo di tre amici e due cani. Ale e Fabri hanno ricevuto in omaggio anche del pane e dei formaggi fatti da loro… Ho ringraziato questa famiglia con tutto il cuore, che meraviglia! Per chi volesse, si può dormite da loro, è splendido e fuori ci sono tanti tavoli di legno, con il sole dev’essere unico.

Il bello di questo tour è che si hanno delle tappe di riferimento e ognuno lungo il percorso può crearsi il proprio giro, a seconda dei giorni a disposizione, a seconda di quante ore si è disposti a camminare, a seconda del tempo che ci si trova davanti. I piani possono essere cambiati anche strada facendo.

Il giorno 4 noi abbiamo dormito a La Peuty, l’ omonimo piccolo rifugio di Paese ha messo a disposizione uno spiazzo gratuito per le tende, una tettoia di legno con il camino e 3 tavoli e 1 bagno. L’ arrivo a La Peuty dopo una nuova intera giornata di cammino è stato speciale. Eravamo cotti, i cani pure ma arrivati in questo paesino alla fine della strada, alcuni ragazzi ci hanno fatto cenno e ci hanno accolti in questo spazio libero. Erano inglesi, avevano già acceso il fuoco e messo ad asciugare calzini e magliette…. c’era spazio per tutti…

(Nel paesino troverete una piccola yurta…davanti una casa in legno. E’ un mini negozio locale, ci sono delle verdure, delle uova fresche, del formaggio di capra, dei sughi e anche del pane… ).

Abbiamo conosciuto delle ragazze italiane..una serata e una giornata ricca di persone e di storie che si incrociano..

Quella notte, era prevista neve…

Giorno 5

Il risveglio alla Peuty è stato tanto bello quanto l’arrivo. Colazione vicino al fuoco con il mio tè verde arricchito da zenzero fresco, gallette con marmellata e della frutta secca. Quando ci andava bene avevamo pure delle banane.

Pioveva ancora. Inoltre appena sopra di noi la notte aveva nevicato e il percorso sarebbe stato proprio da quelle parti. Quel giorno ci aspettavamo 900 mt di dislivello tutti nella prima salita fino alla Cima del Col De Balme che segna il passaggio in Francia. Umidità, foschia e un bel nevischio ci hanno accompagnati fino al rifugio.

Dopo 3 tazze di tè caldo siamo ripartiti con destinazione Argentière, dopo Montroc.

Nota per le fanciulle, quel giorno era pure il 1° giorno di ciclo, per cui “Girl Power” camminare dalle 6 alle 8 ore al giorno con il ciclo è stata una bella impresa e soddisfazione. Ho avuto modo di sfogare ogni insicurezza femminile e ormonale :D ahahaha!

Dopo la discesa, abbiamo attraversato un paesino francese bellissimo, fatto di piccole casine in legno e tanti fiori. In poco tempo poi siamo arrivati ad Argentière, un paese molto ben organizzato con negozi e il supermercato. Eravamo vicini a Chamonix. Dopo una bella spesa per la cena, siamo arrivati presto al campeggio ed è stata un’ottima occasione per riposare, fare la lavatrice (!!!) e far riposare i cani.

Nanà e Juke quella sera erano belli stanchi….e dopo una super cena hanno dormito fino al mattino!

Giorno 6

SOLE…Davvero! Dal Sesto giorno in poi il sole non ci ha più abbandonati, ci ha abbronzati, scottati e fatti morire di sete :D ahahahah! Ci ha regalato paesaggi mozzafiato. Eravamo in Francia e per due tappe avremmo camminato sopra Chamonix la meraviglia per i Trail Runners.

In Francia si possono incontrare davvero diversi trailer in modalità allenamento e quelle zone sono molto bazzicate!!!

Ci aspettavano due belle giornate. Quella mattina, dopo aver riempito i cani di crema anti abrasioni per le zampe siamo partiti per la volta del Lac Blanc. Aspettavo questa tappa! Really hard and beautiful! Dopo una salitona di tre ore e mezzo lo abbiamo raggiunto. Eravamo ad un passo dal cielo con il Monte Bianco maestoso davanti a noi.

 

Pranzetto al sacco e un pò di riposo ci siamo rimessi in cammino. La tappa per le tende era al Rifugio La Flegère intorno al laghetto, a cospetto delle cime più belle. Ci siamo sistemati e abbiamo mangiato in tenda. Cucina con vista!!!

Il risveglio sarebbe stato davvero speciale…un altro momento che ricorderò sempre..

Giorno 7

Sveglia presto, volevamo partire con il fresco perchè la giornata sarebbe stata impegnativa e lunga. Inoltre non volevamo perderci il sorgere del sole… un tavolo è stato utile per appoggiare tutte le nostre cose e re-impacchettare tutto al meglio. Il settimo giorno è tosto e ti porta in mezzo al nulla!

Il punto più alto della giornata sarebbe stato il Col Du Brevent a 2.368 mt proprio sopra Chamonix. Un punto di passaggio un pò commerciale perchè raggiungibile con la funivia e pieno di gente di ogni genere; ma il restante del tempo lo si trascorre in mezzo al nulla e alle rocce, paesaggi incastonati e molto suggestivi.

Per questa giornata vi consiglio il pranzo al sacco. Il bar in cima è costosissimo e il rifugio è molto più giù, rischiate di arrivare sfiniti.

Per ogni meraviglia si paga pegno e dopo una giornata immersi in questa riserva naturale meravigliosa abbiamo affrontato una discesa di 1.500 mt di dislivello che ha segnato i miei piedi e il mio ginocchio sinistro. Ho visto le stelle dal dolore per le vesciche e siamo arrivati in campeggio davvero tardi.

Punto di appoggio per le tende a Les Houches al Camping Bellevue, che è a fine paese ed è semplicemente uno spiazzo di appoggio con docce e bagni. Ma per chi viaggia così è più che sufficiente.

Questa giornata di grande sole e molta fatica per arrivare ha segnato una fase del viaggio. Iniziavamo ad essere stanchi ma è una stanchezza data dall’impegno giornaliero che però si fa sentire a livello mentale…

Giorno 8

Giornata di collegamento. Una tappa meno interessante dal punto di vista paesaggistico ma lunga in km, con diversi tratti di asfalto e necessaria per iniziare a cambiare versante del Monte Bianco.

Tanti km e tanto sole, ogni fontana era per noi una gioia. La stanchezza ci ha portati a ricontrollare molte più volte la mappa. Il Tour è molto ben segnato però ci sono alcuni punti nel quali è veglio accertarsi di fare la strada giusta. Inoltre ci sono spesso delle varianti che possono essere intraprese, più lunghe o più corte.

Noi ci siamo sempre attenuti al percorso ufficiale ma altri viaggiatori poi si gestiscono a modo proprio. Chi aimè prende la funivia in alcuni tratti, chi il pullman, chi si ferma per la pioggia e riparte, chi allunga e chi accorcia…. ognuno a seconda dell’esperienza che vuole fare e della capacità fisica. Noi abbiamo sempre camminato, ci tenevamo davvero tanto!

I piedi in questa tappa mi hanno fatto vedere le stelle, nonostante i mille compeed messi e i cerotti…le super discese degli ultimi giorni non sono state semplici. Arrivati in paese a Les Contamines speravamo il campeggio fosse a portata di mano e invece abbiamo camminato per un’altra ora.

Si trova vicino ad un parco divertimenti per bambini ma attenzione…non siamo a Gardaland, era un meraviglioso campo avventura incastonato tra gli alberi e in mezzo ad una valle. Meraviglioso!

Cena nel rifugio all’interno del campeggio e super lavatrice e asciugatrice. Siamo arrivati comunque in buon orario e ho potuto riposare e curare un pò i piedi.

A nanna presto in tenda…il giorno dopo saremmo partiti per le 8.00…

Giorno 9

Dormire in tenda mi è sempre piaciuto. Degli acquisti che abbiamo fatto davvero, la tenda e i sacchi a pelo si sono rivelati eccezionali. Tenda montabile in 5 minuti e resistente, sacchi a pelo caldi, molto caldi :-) non abbiamo sofferto per niente. Certo dormire sul materasso gonfiabile è una cosa, dormire sullo stuoino a terra un altro ma davvero dopo qualche giorno e qualche botta qua e là trovi il tuo equilibrio e riesci a rannicchiarti e a sentirti a tuo agio.

Tornata a casa mi è mancato tutto e dormire su un vero letto risulta un vero lusso.

Il nono giorno siamo stati nuovamente in mezzo al nulla e per nulla intendo in mezzo a paesaggi ampi e  incontaminati; quei paesaggi che vorresti contemplare per ore, quei paesaggi che in foto non rendono ma che dal vivo ti riempiono il petto.

Direzione Les Chapieux, con 1.500 mt di dislivello in una botta sola fino . E’ stato spettacolare arrivati fino a su…passo passo tutti insieme… ci siamo ritrovati davanti un paesaggio fantastico, abbiamo mollato gli zaini e ci siamo abbracciati! Che spettacolo! Merenda con pane, uvetta noci e cioccolato fondente, qualche foto e via siamo ripartiti fino ad un Rifugio davvero unico…uno dei miei rifugi del cuore: Refuge de La Croix Du Bonhomme.

Non avevo nulla da mangiare quel giorno. Ale e Fabrizio si erano fatti fare dei panini dal campeggio, molto buoni  mentre io ero a secco. Da intollerante e veg non è stato semplice certi giorni ma mi sono adattata, spesso, ho cercato di fare del mio meglio.

Un rifugio gestito da una famiglia, una famiglia con lo spirito libero, tutto spartano e in legno ma super accogliente, avevano diversi prodotti biologici, fanno il pane biologico e ogni piatto richiesto viene preparato sul momento.

Se avete modo, fermatevi a dormire qui…si può anche con la tenda! Noi dovevamo proseguire per rimanere nei tempi ma un giorno ci torneremo :-) Segnatevi il rifugio!

Un’ insalata di verdure grazie, con la salsa alla senape!!!! Ho visto con i miei occhi che in cucina in due persone preparavano la mia insalata…uno spettacolo. Ero grata, davvero. Ho preso anche due fette di dolce al cioccolato fatto in casa per i ragazzi e sono uscita…ero libera…

Ero felice!

Discesa infinita fino al grazioso e minuscolo paesino di Les Chapieux, dovremmo avremmo sostato in un’area gratuita. Il bello della tenda è che i campeggi ok li paghi (prezzi MTB davvero economici) ma le aree libere sono “Free” ti metti li e dormi. Se hai un rifugio vicino puoi chiedere di poter fare la doccia e lì paghi dai 2 ai 5 euro ma sono molto gentili e accoglienti.

In questo paesino poi c’era un piccolo negozietto di prodotti locali. Un giovane ragazzo che in stagione vive lì e fa formaggi, formaggi tipici francesi. E’ un paesino disperso vicino al confine con l’ Italia, in mezzo ad una Vallata….una zona di passaggio ma tutti si fermano da lui.

Vendeva anche i compeed, delle frutta e la frutta secca sfusa…ho fatto la spesa sfusa :D ahahahah!

La notte ha piovuto così tanto che pensavamo ci volasse via la tenda….ma al mattino eravamo tutti lì! Zaini fatti alla velocità della luce…il giorno 10 si torna in Italia!

Giorno 10

Manca davvero poco alla fine del Tour… e il giorno 10 è stato impegnativo. Avevamo male ai piedi, le pause sono state più numerose ma fatte con piacere perchè il paesaggio che aspetta ogni viaggiatore al confine con l’ Italia è indescrivibile, ci si trova nel mezzo tra la Val Ferret e la Val Veny!

Io ero un pò dispiaciuta e arrabbiata perchè i miei piedi e il mio ginocchio erano al limite. Aimè ! Ma passo passo ho cercato di godermi tutto, di avere pazienza…non potevo mollare proprio il decimo giorno.

Fortunatamente le mie preghiere all’Universo sono state accolte e subito dopo il passaggio del confine al Col De La Seigne a 2512 siamo arrivati alla Casermetta! Un piccolo rifugio informativo, con un piccolo museo all’interno e….un servizio medico (!!!!!!!!!).

Un progetto di medicina in montagna, la Casermetta è gestita da dei ragazzi giovani che si fanno lì tutta la stagione. Un cara fatina mi ha completamente medicata e mi ha dato da prendere un antinfiammatorio…(che avevo nello zaino ma non sono solita prendere queste medicine…ma era necessario!). Antinfiammatorio all’ albicocca come i bambini, una bella fasciatura al ginocchio e mi ha curato e disinfettato bene le veschiche mettendo dei signor compeed!!!

 

In Casermetta inoltre ho conosciuto due Trailer che si stavano allenando per L’ UTMB di fine agosto. Il ragazzo, con il mio stesso problema mi ha consigliato di spalmarmi sempre i piedi con del burro di karitè o delle creme grassose, tipo la pasta fissan per intenderci. Aiutano a mantenere morbida la pelle e ad evitare problemi di questo tipo! Ottima cosa nei giorni prima di gare lunghe e se si hanno scarpe nuove.

Ho salutato la fatina magica, l’antinfiammatorio ha fatto effetto e ho ripreso il mio quasi passo…fino al Rifugio Elisabetta, sotto un maestoso ghiacciaio. Panini per i ragazzi e zuppa di lenticchie per me….vista ghiacciaio…

La tappa numero 10 è questo rifugio per chi dorme in rifugi. Questa tappa per le tende non è semplice, in Italia non voglio assolutamente il wild camping… noi volevamo provarci perchè non avevamo altra soluzione con i cani e al rifugio non avevamo trovato posto!

Visto che i dolori si erano momentaneamente calmati abbiamo continuato a camminare per altre 2 ore. Sulla mappa segnavano dei campeggi più avanti verso Courmayeur…l’ora di arrivo non ci interessava… avremmo camminato meno il giorno dopo.

La guida di Luca segna solo il Campeggio Monte Bianco ma realmente…negli ultimi anni ne sono nati altri, in particolare: il Camping Hobo!!!!!!

Scoperto camminando grazie ai cartelli intagliati da loro piazzati lungo i sentieri. Siamo arrivati in un posto che ci ha conquistati! Campeggio a 2 stelle con un furgoncino rosso volkswagen all’ ingresso. Hobo significa “senza tetto” e la responsabile e fondatrice del campeggio è una signora Hippie.

Due stelle nei campeggi non significa nulla. E’ gestito alla grande, è pulito, è immerso nella splendida Val Veny in un punto panoramico e in mezzo alla natura, uno spazio ampio, ci sono aree per stare insieme intorno ad un falò, c’è una cucina comune, ci sono le docce calce e il bar/rifugio è arredato con bancali in stile industrial…con coperte, cuscini, chitarre, giochi per bimbi e foto in bianco e nero di figure hippie per eccellenza…

c’è un’atmosfera semplice, conviviale, si stava da dio….

Il nostro ultimo tramonto!

Il giorno dopo a Courmayeur siamo arrivati in un’ora e mezza.

Il Ritorno

Questo campeggio ci è rimasto nel cuore. Se avessimo avuto altri giorni a disposizione saremmo rimasti lì altri 2 giorni per riposare e realizzare il tutto….avevamo finito in Tour!!!!

In questo campeggio torneremo e ve lo consiglio vivamente!

Tornare a Courmayeur è stato bello, ma triste ed eravamo confusi… c’era tanta gente, c’erano tanti negozi, c’erano le strade principali e noi dovevamo andare in macchina…. un’ ultimo sguardo complice verso chi come noi aveva lo zaino e si sentiva sperduto e siamo ripartiti…

Dieci giorni senza telefono, a parte rari attimi di connessione e wi-fi…. dieci giorni nel silenzio, immersi nella natura e nella vita semplice…ti fanno davvero sentire la differenza, quando torni a casa capisci di essere circondato tutti i giorni da stimoli, suoni, immagini, rumori, aria inquinata, responsabilità, pensieri, pensieri inutili e spesso di troppo, cose… sono impulsi che ci riempiono e spesso di fanno uscire dal nostro centro…

La chiave è non farsi risucchiare del tutto, bisogna vivere semplice, pensare semplice, mangiare semplice, essere grati e ritagliarsi i propri momenti di quiete e felicità :-) Life is a jungle but live it with a smile!!!!

Grazie per aver letto questo papiro e grazie per aver seguito questo cammino! Grazie!